La tela di S. Sebastiano

Ins. Immagine che segue:

Tavola SSebastiano

Giuliano Presutti, Madonna con bambino e Santi Sebastiano, Rocco e Giovanni, collocabile nel periodo di attività del pittore (1499-1554). La tela è collocata nella Chiesa parrocchiale di San Sebastiano in Bellocchi.

 La tela “Madonna in trono con Bambino e S.S. Sebastiano e Rocco”

La tela “Madonna in trono con Bambino e S.S. Sebastiano e Rocco”  è stata per la prima volta segnalata ed attribuita alla cerchia dei pittori fanesi Presutti e Morganti (attivi a Fano, nelle Marche e nell’Umbria tra la fine del ‘400 e metà ‘500) nel mio lavoro di Laurea, da cui ho tratto l’approfondimento monografico su Giuliano Presutti, pubblicato su Fano supplemento (1976).

Nel 1984, sulla base di una nuova documentazione d’archivio che in qualche modo collegava Giuliano Presutti a Bellocchi, la tela fu attribuita al pittore fanese che l’avrebbe eseguita alla fine del 1532; in tale occasione fu esposta nella Civica Pinacoteca di Fano nell’ambito della Mostra “Pittura a Fano 1480-1550”, sezione della Mostra regionale “Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello”.

Sulla base di un’analisi stilistica di questa e delle altre opere di Giuliano, propenderei per una datazione anteriore della tela di Bellocchi, collocandola tra 1510 e 1520. Il dipinto si mostra complessivamente ancorato all’area dei grandi pittori attivi a Fano nelle chiese di Santa Maria Nuova in San Lazzaro e di Santa Croce, nell’ultimo decennio del 1400 e che certo costituirono l’apprendistato di Giuliano e degli altri pittori fanesi: mi riferisco a Giovanni Santi, al figlio Raffaello, genio precoce già operante al suo seguito, ed al grande Perugino, all’apice della sua maturità artistica.

La composizione si basa su uno schema fondamentalmente rigido, legato all’iconografia agiografica, tipica delle Sacre Conversazioni di fine ‘400: la Madonna siede sul trono, costituito da due casse lignee semplicemente decorate, sovrapposte su un piedistallo, avendo sulle ginocchia il Bambino benedicente. Non siamo qui di fronte alla regalità dei troni marmorei trecenteschi, ma ad una dignitosa atmosfera domestica, che sa di feste patronali di paese.

La dimensione prospettica è creata attraverso una sapiente costruzione razionale degli spazi e dei piani: due architetture laterali, digradanti verso un cielo aurorale, affiancano l’elegante, classica edicola centrale che funge da sfondo al trono , impreziosita da un pannello bombato, fondo oro, finemente arabescato.

Ai lati del trono sono collocate le due figure dei Santi, Sebastiano e Rocco, il primo patrono del paese e protettore dai mali corporali, il secondo protettore dalla peste: entrambi lievemente sbilanciati  nella posizione degli arti inferiori, con il tronco lievemente avvitato (S. Sebastiano) e dolcemente proteso in avanti (S. Rocco il cui bastone da viandante segna un ulteriore elemento di profondità spaziale).

Un piano più avanzato è segnato dal delizioso angelo musicante che, seduto sul primo livello della base, richiama nelle dolci fattezze quelli di Giovanni Santi.

In primo piano, sul lato destro, è rappresentato il piccolo Giovanni Battista, precursore dell’Agnello (portato in braccio) , che nella stessa fisionomia del viso richiama esplicitamente il Bambino; la sua posizione, su una linea diagonale che lo unisce al piccolo Gesù, viene a sottolineare la complementarietà delle due figure e la condivisione dello stesso sacrificio di sangue.

Un discorso a parte merita la figura della Madonna, lontana dalla idealizzata bellezza delle giovani Vergini del Perugino; nelle sue arrotondate e popolane fattezze denuncia la lezione della maniera del pittore veneto Lorenzo Lotto, certamente frequentato da Giuliano, quando nel 1515 lavorò accanto a lui a Jesi. Sulle ginocchia della Vergine, il Bambino paffuto e vivacemente proteso in avanti, porta i simboli del suo futuro martirio (i piccoli monili di corallo al collo e al braccio) e della sua missione redentrice del mondo (il piccolo globo che sorregge); dalla sua mano si diparte una linea (in realtà una freccia) che lo congiunge al corpo di Sebastiano, l’alter Christus, secondo l’iconografia cristiana legata alla sua testimonianza totale di fede.

Il fedele, che contempla, è invitato a seguire, meditando, la linea che parte dal Battista, sale al Bambino, scende verso Sebastiano assorto nell’estasi della donazione e del martirio.

Patrizia Mencarelli

Per approfondire: MENCARELLI P., Per una storia dell’arte fanese nel Cinquecento: il pittore Giuliano Presutti, SONCINIANA, Fano 1976.

 

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