Affresco Gloria S. Sebastiano (ex chiesa parrocchiale, oggi sala Don Lorenzo Milani)

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Gloria di S. Sebastiano,

affresco di Guido Cavazzini (Quartesana, FE 1894- Forlì 1969) 1926.

Vecchia Chiesa parrocchiale, oggi Auditorium don Lorenzo Milani, Bellocchi di Fano (PU).

In merito all’affresco tuttora nell’abside della vecchia Chiesa parrocchiale di Bellocchi, realizzato dal ferrarese Guido Cavazzini nel 1926, per volontà del parroco don Luigi Betti,il Supplemento del 19.9.1937 ai nn. 5-6 de “L’orfanello” riporta:

“Su L’avvenire d’Italia, ottobre 1926 si legge: “Il motivo perseguito dall’artista è semplice e grande: il santo Martire è legato al palo con le frecce confitte, d’intorno ha una gloria di angeli che scendono in graziosa teoria dall’alto, circonfusi di divino splendore e i più vicini al Santo recano gli emblemi del martirio. Dai due sfondi laterali appaiono come da una notte fonda, avanzi di tempi pagani a rammentare il fosco ambiente di persecuzione nei confronti dei cristiani.

Intorno al grande affresco gira un superbo fregio, indovinatissimo, inneggiante gli emblemi della Fede.

E’ insomma nel complesso un magnifico lavoro: i colori sono vivi e piegati alle sfumature più lievi; la prospettiva è ricca; il volto del Santo, alquanto mesto, ha un’espressione di dolcezza infinita; i visi degli angeli sono soffusi di luce sovrumana”.

Del bellissimo affresco si occupò anche il critico d’arte de La tribuna, ottobre del 1926, che scrisse: “In fondo rimane una bella abside istoriata, dedicata a S. Sebastiano. Il dipinto della calotta, dovuto all’abile pennello di Guido Cavazzini, è stato recato a termine in questi ultimi giorni e rappresenta S. Sebastiano in gloria, circondato da doppia aureola di angeli; mirabile è l’espressione del volto del Martire, che riassume per intero l’atrocità delle sofferenze patite e la speranza del divino premio. Le figure degli angeli presentano tutta la correttezza dello splendore che un’anima d’artista poteva conferire loro: in esse è singolare castigatezza, forte caldo colorito, luce ed aria. Nulla è omesso: ornamentazione, pieghe, drappeggi.

Cieli e sfondi non possono che accrescere il significato dell’opera, donde emana e predomina una profonda calma di pace.

Il solerte pio curato don Luigi Betti, che vive e palpita per la sua parrocchia, si è reso grandemente benemerito della religione e dell’arte, arricchendo la sua chiesa di un dipinto veramente pregevole e degno della massima considerazione”.

Se ne occupò anche Il giornale d’Italia, settembre 1926, che tra l’altro scrisse: “Di disegno squisito, di tinte trasparenti, intonate. Perfetta è la prospettiva del colore che dà ottime illusioni ottiche. Nei diversi piani, con finezza di gusto, in un dinamismo nuovo, stanno gli angeli che fanno corona alla figura dominante.

È veramente degna di nota questa affermazione di arte sacra”.

L’ignoto autore dell’articolo sul Supplemento del 19.9.1937 ai nn. 5-6 de “L’orfanello” conclude: “Dopo queste note di critici competenti, non aggiungo parole. Dico solo che, guardando la pittura e leggendo le impressioni qui riportate, provo un crescente gaudio intellettuale.

Anche l’anima è contenta e gaudiosa, perché purtroppo avviene di rado incontrarsi con un lavoro d’arte veramente sacra”.

Nota: nel 1933 Guido Cavazzini affrescò il soffitto nella Sala delle assemblee della prestigiosa sede della Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna con “Allegorie delle Virtù cardinali e del Risparmio”.

Riguardo alla ristrutturazione del 1926 della vecchia Chiesa parrocchiale, oggi Auditorium don Lorenzo Milani, Bellocchi di Fano (PU), il Supplemento del 19.9.1937 ai nn. 5-6 de “L’orfanello” riporta quanto scritto su L’avvenire d’Italia, ottobre 1926in merito allo zelo del parroco don Luigi Betti e al grande cuore dei parrocchiani:

“Don Luigi Betti non si perdette d’animo: si rivolse ai parrocchiani più autorevoli ed ai parrocchiani emigrati che, sebbene lontani, nutrivano ancora vivo affetto alla chiesetta del loro paese nativo, ove furono fatti cristiani ed alla quale chissà quante volte ritorna il pensiero nostalgico. E i buoni parrocchiani, lontani e vicini, risposero al vibrante appello del parroco amato, che con gioia ineffabile poteva alfine affidare a costruttori esperti la riedificazione del sacro Tempio, su disegno del giovane geometra Zonghetti Carlo e con l’opera sagace di Camerini Collatino.

L’esterno nulla ha di notevole, avendo conservato la forma antica; l’interno invece è stato rinnovellato…l’altare maggiore, di egregia fattura, campeggia in mezzo al presbiterio. Ma nell’abside doveva sorgere un’opera d’arte!

Lo zelante parroco don Betti, pure avendo riedificata la bella chiesa, non vedeva ancora completato il suo disegno…ma in breve poté affidare al giovane pittore Guido Cavazzini la riproduzione, nella volta dell’abside, della gloria di S. Sebastiano.

E l’opera d’arte oggi rifulge in alto e corona l’ardito sogno del parroco”.

 

Patrizia Mencarelli