Traccia omelia domenica 25 ottobre 2020 XXX tempo ordinario

Pubblicato giorno 17 ottobre 2020 - News Parrocchia

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25 ottobre 2020 – TRACCIA DI OMELIA

XXX T.O. – Mt  22,34-40

Liberamente ispirata a una lectio ddi ENZO BIANCHI

 

In quel tempo 34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

  • Nel brano evangelico odierno leggiamo la terza controversia di Gesù a Gerusalemme. Questa volta sono i farisei. Uno in particolare.

 

  • La domanda che costui pone a Gesù esprime una preoccupazione frequente da parte della tradizione rabbinica del tempo. Se infatti è vero che le parole, i comandamenti per eccellenza di Dio erano dieci (cf. Es 20,1-17; Dt 5,6-21), tuttavia i precetti contenuti nella Torah erano moltissimi, 613 secondo la tradizione dei maestri. Tra tanti comandi ve n’era uno più importante degli altri?

 

  • Gesù risponde citando lo Shema‘Jisra’el(cf. Dt 6,4-9), ossia la grande professione di fede nel Signore Dio ripetuta due volte al giorno dal credente ebreo, che si apre con queste parole: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore” (Dt 6,4).

 

  • Questa preghiera proclama che Dio è uno e occorre che ascoltare lui, conoscerlo grazie alla rivelazione, significa aderire a lui e amarlo con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente.

 

  • Ma cosa significa questo comando di amare Dio? Come si può amare un Dio che non si vede, che non parla le lingue umane, la cui presenza è elusiva? Questa è una domanda sempre attuale, una domanda che ognuno di noi deve porre a se stesso per discernere se è nella fede (cf. 2Cor 13,5).

 

  • Perché amare Dio può anche essere una nostra volontà di amore verso una realtà che noi chiamiamo Dio ma che in realtà è un idolo, una proiezione umana, un nostro manufatto tanto più amato quanto più è opera nostra.

 

  • Ecco che il nostro amore per Dio può nascere solo dall’averlo prima ascoltato. Shema‘: “Ascolta!”.

 

  • Per amare veramente il Dio vivente, è assolutamente necessario fare, vivere ciò che egli vuole. Non c’è possibilità di un amore di desiderio senza che tale amore sia fame di compiere la volontà di Dio.

 

  • Proprio perché l’amore per Dio è realizzare la sua volontà, l’amore per il prossimo è un comando che ne deriva direttamente ede è al primo strettamente unito. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18).

 

  • Potremmo dire che la fede in Dio si esprime nell’amore per il prossimo, per colui che rendiamo vicino, che decidiamo di amare quando lo incontriamo (cf. Lc 10,29-37).

 

  • L’amore del prossimo non è teorico, non è amore in generale per tutta l’umanità, ma è concreto, e la sua forma la dobbiamo decidere ogni volta in modo intelligente e creativo, come richiede l’amore vero, autentico per l’altro.

 

  • La regola d’oro, “Fa’ agli altri ciò che vuoi sia fatto a te” (cf. Mt 7,12).

 

  • A questo punto Matteo, e solo lui, riporta le parole di Gesù: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Questi due comandi, letti insieme, diventano ricapitolazione di tutta la Legge (cf. Rm 13,8-10; Gal 5,14; Gc 2,8), mentre il primo da solo non è sufficiente a esprimerla.

 

  • Lo dirà mirabilmente ancora l’apostolo Giovanni: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). E potremmo anche parafrasare: chi non sa ascoltare il fratello che vede, non può ascoltare Dio che non vede; chi non sa dare fiducia al fratello che vede, non può dare fiducia a Dio che non vede! E così via…

 

  • È significativo che, con un ragionamento parallelo, i rabbini arrivassero a dire: Rabbi Simlaj disse: “Sul monte Sinai a Mosè sono stati enunciati 613 comandamenti: 365 negativi, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno solare, e 248 positivi, corrispondenti al numero degli organi del corpo umano … Poi venne David, che ridusse questi comandamenti a 11, come sta scritto [nel Sal 15] … Poi venne Isaia che li ridusse a 6, come sta scritto [in Is 33,15-16] … Poi venne Michea che li ridusse a 3, come sta scritto: ‘Che cosa ti chiede il Signore, se di non praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio?’ (Mi 6,8) … Poi venne ancora Isaia e li ridusse a 2, come sta scritto: ‘Così dice il Signore: Osservate il diritto e praticate la giustizia’ (Is 56,1) … Infine venne Abacuc e ridusse i comandamenti a uno solo, come sta scritto: ‘Il giusto per fede vivrà’ (Ab 2,4)” (Talmud di Babilonia, Makkot24a).

 

  • Non dimentichiamo, infine, il “comandamento nuovo” dato da Gesù ai suoi discepoli nel vangelo secondo Giovanni: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 13,34; 15,12).

 

 

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