Traccia omelia Domenica 24 maggio 2020 Ascensione del Signore

Pubblicato giorno 23 maggio 2020 - News Parrocchia

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24 maggio 2020

Ascensione del Signore – Mt  28,16-20

TRACCIA DI OMELIA

 

In quel tempo, 16 gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17 Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18 Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

La solennità dell’Ascensione è manifestazione del Cristo risorto, glorificato dal Padre nella potenza dello Spirito santo. E’ narrata come uno staccarsi di Gesù dai suoi, un essere portato verso il cielo.

 

I discepoli, undici e non più dodici, a causa del tradimento di Giuda, “vanno in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato”. La chiesa è santa ma anche imperfetta come gli uomini e le donne che la compongono: occorre far prevalere l’ascolto e l’amore tendendo alla santità

 

E’ nella “Galilea delle genti, dei pagani” (cf. Mt 4,12-16; Is 8,23-9,1), terra ritenuta impura, da cui “non poteva uscire nulla di buono” (cf. Gv 1,46), terra di mescolanza di popoli, lontana dal centro della fede e del culto, la città santa di Gerusalemme che Gesù convoca i suoi. Anche noi siamo chiamai a evangelizzare e alla missione, evitando di rinchiuderci nelle sicurezze di sempre e in una fede di solo rito. Gesù ci invia nelle periferie del mondo, ci chiede di accettare la difficoltà e la sfida di un Vangelo di risurrezione e di carità.

 

Il luogo dell’appuntamento è la montagna, sito teologico per Matteo, là dove Dio a più riprese si è rivelato e ha voluto essere incontrato, là dove Gesù aveva pronunciato il lungo discorso contenente anche le beatitudini (cf. Mt 5,1-7,29), là dove Pietro, Giacomo e Giovanni avevano contemplato la sua trasfigurazione (cf. Mt 17,1-8). Anche noi, se vogliamo realmente incontrarlo, dobbiamo ricercare luoghi e momenti alti, esperienze forti e credibili di preghiera, di servizio, d’impegno. Il “monte” non ammette spettatori inerti.

 

Al vedere Gesù alcuni discepoli, si prostrano in adorazione, giungendo alla fede nella risurrezione, ma altri nutrono ancora dei dubbi. La fede non è mai visione ma è una continua vittoria sui dubbi, vittoria che si ottiene solo adorando e soprattutto amando.

 

“A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”, parole che ci scuotono e che possiamo accogliere solo nella fede. Chi è costui? Solo il Kýrios, il Signore, può esprimersi così. Ecco, allora che il Signore Gesù possa regnare davvero in noi, sia il centro della nostra storia, la voce più importante fra le tante; sia colui che crediamo e attendiamo come unico Salvatore.

 

Viene nuovamente delineato da Gesù chi è il discepolo, ogni cristiano e cristiana: è uno reso tale grazie all’ascolto di Gesù, che sta con lui; uno che crede che Gesù è realmente presente nella chiesa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

 

Il profeta Isaia lo aveva preannunciato: “Sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi” (Is 7,14). Gesù Cristo lo dice a ciascuno di noi, battezzato nel suo nome, cristiano che porta il suo nome e tenta di vivere, di osservare il suo Vangelo.

 

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