Traccia omelia domenica 29 novembre 2020 Prima domenica di Avvento

Pubblicato giorno 25 novembre 2020 - News Parrocchia

Exploit-della-Bibbia-Ma-quanti-la-tengono-in-tasca-come-suggerisce-Papa-Francesco_articleimage_wYTxC9v-thumbnail-800x600-70

29 novembre 2020 – Prima domenica di Avvento
TRACCIA DI OMELIA –
Mc  13,33-37

Liberamente ispirata a una lectio di ENZO BIANCHI

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:” 33 Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34 È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35 Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36 fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

 

  • Abbiamo appena terminato l’anno liturgico A, nel quale ci è stato proposto, come lectiocursiva domenicale, il vangelo secondo Matteo. Con questa domenica, prima di Avvento, iniziamo la lettura del Vangelo secondo Marco che ci accompagnerà in questo nuovo anno liturgico (B).

 

  • Marco pone ancora davanti ai nostri occhi la venuta del Figlio dell’uomo alla fine dei tempi e ci istruisce su come attendere quel giorno.

 

  • Secondo l’evangelista più antico, la manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo avverrà dopo una tribolazione nella quale l’assetto attuale del mondo sarà sconvolto e avrà fine (cf. Mc 13,5-23).

 

  • Allora tutta l’umanità sarà posta di fronte alla visione del Figlio dell’uomo veniente sulle nubi con grande potenza e gloria (cf. Mc 13,24-27; Dn 7,13-14).

 

  • La venuta gloriosa di Gesù, coinciderà con la fine dell’attuale creazione e l’avvento della nuova. Ci sono dei segni che possono ammonire, segni che richiedono un discernimento attento: ecco che Gesù consegna loro un’ammonizione nella quale è contenuto anche l’abbozzo di una parabola.

 

  • Egli comincia dicendo: “State in guardia e vegliate”. Stare in guardia: è un atteggiamento assolutamente necessario nella lotta, e la vita cristiana è una lotta, un combattimento contro l’intontimento spirituale, il letargo della consapevolezza, l’assopimento della convinzione nella fede, il raffreddamento della carità (cf. Mt 24,12).

 

  • Ecco allora, di seguito, la breve parabola per i discepoli di ieri e di oggi ed è chiaro che li riguarda direttamente: presto egli partirà – sarà infatti catturato, condannato e ucciso – e i suoi discepoli resteranno senza di lui. Vi sarà dunque un tempo contrassegnato dalla sua assenza, ma i discepoli hanno ricevuto ciascuno una missione, un compito e c’è anche qualcuno che, come il portinaio, è chiamato a vegliare sull’intera comunità.

 

  • Le responsabilità affidate sono diverse e certamente il portinaio (figura sotto la quale si può cogliere anche un’allusione a Pietro, che spesso Marco distingue dagli altri undici) ha un compito speciale rispetto a quello degli altri: a lui è stato dato molto e sarà richiesto molto di più (cf. Lc 12,48), perciò soprattutto lui deve stare in guardia sulla casa e sui servi lasciati in essa.

 

  • Gesù è il Veniente (ho erchómenos), che sempre può venire: alla sera, a mezzanotte, al canto del gallo, o al mattino. Sono ore di rivelazione di Gesù, ore della sua venuta, eppure i discepoli, i Dodici, le hanno disertate tutte, e significativamente Marco mette in luce questi fallimenti, questa non vigilanza. Per questo saranno le donne a ricevere l’annuncio pasquale e l’ordine di andare a proclamare ai suoi discepoli e a Pietro che Gesù è risorto: è una chiamata a ricominciare…

 

  • Ebbene, chiediamoci: noi cristiani, che vogliamo essere discepoli di Gesù, attendiamo ancora veramente la sua venuta? Siamo quelli che Paolo definiva “in attesa della manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (cf. 1Cor 1,7)? Il grande Basilio di Cesarea ammoniva: “‘Che cosa è specifico del cristiano?’. ‘Vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronti nel compiere pienamente la volontà di Dio, sapendo che nell’ora che non pensiamo il Signore viene (cf. Mt 24,44; Lc 12,40)’” (Regole morali80,22).

 

  • Vigilare è vivere con i sensi svegli, resistendo al venire meno della maggiore conoscenza dataci dalla fede. Vigilare è aderire alla realtà ed essere fedeli alla terra, sapendo e affermando di essere sempre alla presenza di Dio, “tempio dello Spirito santo” (1Cor 6,19) e corpo del Cristo risorto nella storia. Vigilare è resistere allo spirito dominante e conservare la capacità di critica, per non piegarci al “così fan tutti!”.

 

  • Nella chiesa, il vescovo, colui che vigila (epískopos) – insieme ai suoi collaboratori presbiteri e diaconi che gli hanno giurato obbedienza – non si dimentichi non solo di restare sveglio, ma di risvegliare anche quanti sono a lui affidati. Sì, fa parte del ministero episcopale svegliare i sonnolenti, affinché la loro fede sia rinsaldata e tutta la chiesa attenda il Signore veniente, unendo la sua preghiera all’invocazione dello Spirito, perché “lo Spirito e la sposa dicono: ‘Vieni!’” (Ap 22,17).

 

 

 

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Lascia un commento

  • (will not be published)