Resoconto dell’incontro “RES PUBLICA RES MEA”

Pubblicato giorno 10 dicembre 2019 - News Parrocchia

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RES PUBLICA RES MEA

Così si intitolava l’incontro tenutosi nella sala Don Lorenzo Milani, l’8 dicembre 2019, giorno dell’Immacolata Concezione e festa dell’Adesione AC. La presidentessa Serena Pierini ha ribadito che l’AC è una associazione di laici, che ha come obiettivo l’educazione: pertanto gli educatori e i catechisti devono essere protagonisti.

“Est res publica res populi, populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus” (Cicerone, De re publica I, 25, 39): da questa citazione è nato il titolo dell’incontro. Essa spiega perfettamente l’argomento che si è voluto trattare, ossia che ciò che è di tutti, è anche “mio”. Tuttavia, attualmente, possiamo notare come in realtà ciò che è di tutti è considerato di nessuno e difficilmente si trova chi se ne prenda cura.

Pertanto, sono stati invitati quattro ospiti ognuno dei quali proviene da un ambito diverso della città che abitiamo e sono state posto a loro domande su come essi stessi vivono la responsabilità e come la vivono gli altri nella loro situazione.

Come vivete la responsabilità nel vostro ambito? Come la trasmettete?

“Il CSI (Centro Sportivo Italiano)” afferma Marco Ceppetelli, “è un ente di promozione sportiva. Si pratica uno sport amatoriale, non di federazione, e si promuove già a partire dalle scuole. Nello sport intendo la responsabilità con un duplice significato: da un lato vi è la responsabilità verso sé stessi, che si vive negli sport individuali, e una responsabilità verso gli altri, poiché tutti lavorano per uno stesso obbiettivo. La responsabilità si può declinare anche in un altro modo: vi è appunto la responsabilità dell’atleta, la responsabilità delle associazioni o società, e la responsabilità di promuovere lo sport come occasione per far giocare le persone, ad esempio attraverso tornei, eventi…

Nell’ente lo sport ci impegniamo a organizzare eventi in cui lo sport ci ricorda un valore superiore, come la donazione del sangue o degli organi, perciò si collabora spesso con AVIS Fano e ADMO.

Infine, la responsabilità nella mia realtà sportivo-lavorativa significa anche dedicare tempo agli altri per permettergli di fare sport, ad esempio eseguendo le dovute manutenzioni o pulendo”.

Hai l’importante responsabilità di svolgere un servizio per la città: qual è la responsabilità nella tua situazione e nelle persone che gestisci?

Risponde Annarita Montagna, comandante del corpo di polizia locale: “Ho un ruolo di alta responsabilità, sia di rispettare tutto ciò che è pubblico, sia indurre di far rispettare il pubblico da parte di tutti. Gli interventi sono finalizzati a far osservare le regole per una buona convivenza civile. Per conoscere tutte le regole, impossibili da ricordare nella loro totalità, bisogna partire da due principi cardini: il buon senso e il rispetto. Gli agenti in divisa sono individui di riferimento per far rispettare le regole: è bene dunque denunciare e segnalare, poiché ogni cosa può essere utile”.

La domanda viene poi posta a Laura Giombetti, insegnante di economia aziendali presso l’Istituto tecnico-commerciale Battisti di Fano: “La scuola è un luogo di formazione e ci sono tante responsabilità di molti soggetti. La responsabilità proviene da una partecipazione: alla fine della scuola dell’obbligo i professori hanno il compito di certificare competenze di cittadinanza, come la capacità di interagire in un determinato contesto, la capacità di risposta a situazioni nuove e la capacità di mettersi in gioco. Si vive in questo ambiente perché si vuole, ma la volontà è accompagnata da un orizzonte, quale instaurare rapporti coi colleghi, col personale ATA, con i ragazzi, e la cura di non far cadere nel vuoto ciò che accade”.

Infine risponde anche Carlo Berloni, diacono della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola: “Quando parlo di responsabilità, mi riferisco alla responsabilità gioiosa: il cristiano fa parte dell’annuncio ‘il Signore ti ama’. Pertanto qualunque cosa noi facciamo è per portare la gioia e annunciare il Vangelo. Tale responsabilità è costituita da una corresponsabilità feconda, ossia che i laici impegnati debbano valorizzare il piccolo e le altre persone, non fare tutto loro, ma permettere ad ognuno di fare emergere il proprio talento; da una familiarità, per cui alla base delle regole deve starci il volersi bene e lo stimarsi, bisogna avere relazione con i confratelli: nella comunità è importante che si agisca insieme, non cosa si fa”.

‘Vivere la responsabilità’: come vivono la responsabilità i vostri referenti?

Marco Ceppetelli inizia dicendo che “il problema di adesso è che si sta verificando un totale smarcamento dalle responsabilità, anche a livello sportivo, come gestire una squadra. La nostra responsabilità è fare tutto il possibile affinché vengano fatte attività di base e tornei. Oggi è difficile stimolare perché si sta passando sul piano individuale: così però si perde tutto ciò che ruota attorno alla squadra. Il nostro compito ora è di tentare di sporcarsi le mani, di capire cosa attualmente può interessare, proporlo sul campo e far partire anche da zero attività semplici”.

Annarita Montagna condivide quanto detto da Marco circa la tendenza all’individualismo: “direi piuttosto che la società è sempre più individualista ed egocentrica. Un comandante è il fulcro tra tre poli: la cittadinanza, l’amministrazione e il personale. Le relazioni, dunque, sono fondamentali: insieme ci si propone di garantire la sicurezza dei cittadini e il benessere della collettività”.

“Nella Chiesa”, dice  Carlo Berloni, “bisogna cercare la creatività, cercare di intravedere nei ragazzi una certa capacità che lo possa far sentir chiamato a svolgere un compito in essa. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza dell’esigenza che per costruire una città più giusta ognuno deve prendersi la sua fetta di responsabilità. Cosa possiamo fare? Di cosa abbiamo bisogno?”.

Maria Lavinia Luzietti

 

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